Dreamers

Dreamers è un progetto al quale sto lavorando da diversi anni, comprende fotografie scattate in paesi in via di sviluppo come Indonesia, Vietnam, Thailandia, e Marocco.

Il progetto racconta uno stile di vita particolare nel quale intimità familiare e lavoro si fondono creando una tensione tra una concezione “passata” di riposo come momento condivisibile, e riposo come momento intimo non penetrabile, da condurre solo tra le proprie mura domestiche.

Anche se le ragioni di questo comportamento possono essere variegate, Il risultato è lo stesso: il disintegramento tra i confini della vita privata e della vita pubblica dei soggetti. Il sonno, elemento intimo del mondo moderno è inserito in un contesto estremamente pubblico come quello di un mercato.

Viaggiando fra mercati e attività commerciali di questi paesi si può notare come adottino questo stile di vita a volte estremizzato, dove il chiosco diventa “casa”, dove un libro diventa “cuscino”, dove una sedia si trasforma in “letto”.

Il progetto vuole esplorare i labili confini tra la sfera privata e pubblica nelle realtà produttive e commerciali come wet market, startup e realtà industriali, per citarne alcuni. 

Lo fa concentrandosi su uno degli atti umani più intimi, il sonno.

È stato durante le mie recenti visite ai mercati in Vietnam, Thailandia e Marocco che ho iniziato a osservare come lo spazio estremamente pubblico ed espositivo del mercato fosse utilizzato dai proprietari dei negozi come spazio intimo e domestico nel quale svolgere attività private. 

Un’esplorazione fotografica preliminare di questi spazi ha prodotto una serie di immagini in cui lo sguardo della telecamera sul corpo umano addormentato emerge come un elemento ambiguo. Da un lato, i corpi dormienti fotografati hanno mantenuto la loro natura intima e privata, amplificando il voyeurismo intrinseco della telecamera; dall’altro, gli stessi corpi sono emersi come elementi non animati, coerenti con lo spazio commerciale in cui abitano, imperturbati dallo sguardo feticista.

Questa inquietante dicotomia mi ha spinto a riflettere sulla mia percezione del sonno come atto domestico. Rivolgendo la mia attenzione alle realtà più vicine a me, mi sono reso conto che cedere i nostri corpi dormienti in uno spazio produttivo allo sguardo di altre persone, non appartiene solo al passato o a una dimensione “esotica”. Al contrario, si manifesta ancora in moderni ambienti di lavoro produttivi come start-up o in spazi di lavoro tradizionali come le aree di parcheggio riservate ai camionisti.

Dal punto di vista documentaristico, l’obiettivo è spingere lo spettatore a riflettere sugli aspetti socioeconomici del dormire negli ambienti di lavoro, con il risultato di volgere lo sguardo al proprio background. A livello sensoriale, ho provato a fotografare il corpo immerso nel suo contesto. A prima vista, il corpo è quasi mimetizzato, per poi emergere in un secondo momento colpendo l’occhio in modo inaspettato.

Il progetto è iniziato alcuni anni fa durante le mie visite ai wet market di (Indonesia, Vietnam, Thailandia, Marocco) e ad oggi conta una ventina di scatti. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *